Cimiteri virtuali: l’eterno riposo arriva anche online.

Il nome non richiede chiarimenti, si tratta proprio di cimiteri virtuali situati online dove commemorare i propri cari.

L’apertura del primo cimitero virtuale risale all’ormai lontano 1995 e fu fondato da Stanley Kibbee con il nome di The World Wide Cemetery

Il fenomeno però prese l’avvio concretamente solo dopo l’11 Settembre 2001, quando le commemorazioni sul web per le vittime dell’attentato divennero frequenti e comuni. Da allora i cimiteri virtuali si sono moltiplicati e anche in Italia ne esistono alcuni esempi, come Cimiteronline.org.

Negli ultimi anni inoltre si sono diffuse anche le controparti dedicate ai compagni a quattro zampe; luoghi dedicati al loro ricordo, dove condividere qualche foto e rendere pubblico il nostro affetto per loro.

Ma nonostante i cimiteri online siano un’invenzione non proprio moderna mai come in questo ultimo anno di distanze e perdite, luoghi di commemorazione di questo genere possono essere di conforto a chi rimane.

Ma in cosa consiste davvero un cimitero online?

Si tratta di un luogo virtuale dove poter commemorare i propri cari esattamente come si farebbe in un cimitero tradizionale. 

Si può mandare email ai defunti, lasciare mazzi di fiori virtuali o pubblicare frasi commemorative in loro ricordo. E naturalmente visitare la loro “tomba” virtuale ogni qualvolta lo si desideri, andando ad annullare le distanze geografiche tra noi e il luogo di sepoltura terreno del defunto.

Pensieri commemorativi e fiori possono essere inviati da chiunque desideri farlo, solitamente sono attività gratuite o sotto donazione libera, ma talvolta è richiesto il versamento di un piccolo contributo.

Allo stesso modo la costituzione di una “tomba” virtuale sottostà al versamento di un pagamento, solitamente una tantum.

Da cosa nasce il desiderio di portare online la commemorazione dei propri cari?

Nel 2017 un articolo di Vice raccontava il delicato rapporto con la morte che i Social Network hanno lentamente modificato. 

Dopo qualche minuto ho realizzato che stavo leggendo post di cordoglio di persone a me sconosciute, diretti a un defunto altrettanto sconosciuto: insomma, ero immersa nella morte di qualcun altro e nella sofferenza di perfetti estranei. Era come se fossi entrata distrattamente in una chiesa e mi fossi seduta in prima fila durante un funerale, solo che ci ero finita scrollando a caso su Facebook.

E così la percezione della morte è cambiata. Non la troviamo più relegata a luoghi di commemorazione e ricordo come i cimiteri ma ci incappiamo quotidianamente scrollando nella Home di qualche Social. Già molti anni fa Facebook contava sulla piattaforma circa 30 milioni di profili di persone decedute. Ed è probabile che anche chi sta leggendo in questo momento sia incappato almeno una volta in una bacheca commemorativa Social. 

Il fenomeno però non è nuovo. Secondo il Professore di informatica giuridica Giovanni Ziccardi, infatti, si tratta di semplice desiderio di condivisione, dettato sia dalla sensazione di “alleggerire” il peso della perdita, sia perché ormai siamo entrati nell’ottica di condividere ogni aspetto della nostra esistenza. E la morte, la perdita, non fa eccezione.

E quindi queste trasposizioni online dei luoghi funebri sono un bene o un male?

Nessun giudizio, come sempre. I meccanismi attraverso cui l’essere umano ricerca sollievo dal dolore della perdita sono tanto universali quanto individuali e anche se cambiano i luoghi, i rituali spesso rimangono gli stessi.

Certamente, ripensando a quanto accaduto durante questo ultimo anno di Covid-19 non si può che supporre a quanto possano aiutare chi è costretto a celebrare i propri cari senza potersi recare sulla loro tomba.