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La storia

La cremazione è una pratica funeraria le cui origini risalgono addirittura alla Preistoria, è di 17000 anni fa il primo caso accertato di cremazione nella storia umana. Infatti, i resti di un corpo in parte cremato furono ritrovati in Australia, nel Lago Mungo.

In Medio Oriente e in Europa la cremazione fu praticata fin dal Neolitico, ma gli storici sono abbastanza concordi nell’affermare che il rito della cremazione si diffuse in Europa Orientale e Vicino Oriente a partire dal 3000 a.C. circa.

Successivamente la pratica si diffuse anche in Nord e Centro Europa, Nord Italia, Spagna e Portogallo, oltre all’Asia Minore.

Ma fu il periodo greco in cui la cremazione si diffuse in tutti i rami della società, i racconti di Omero ci dicono molto su questa pratica e sulla sua diffusione.

I Romani, invece, adottarono questa pratica intorno al 600 a.C., proprio grazie all’influenza dei Greci che popolavano le coste del Sud Italia e della Sicilia. Negli anni successivi, a Roma, furono addirittura emanati editti e leggi per regolarizzare la pratica funeraria, di cui scrisse pure il celebre poeta Virgilio. Durante tutto il periodo imperiale la pratica si diffuse, in tutti gli angoli dell’Impero.
Alcune religioni, soprattutto quelle di tipo monoteista, contrastarono la pratica funeraria della cremazione, che consideravano pagana, quindi in contrasto con le loro idee.

A partire dal 400 d.C. circa, con la diffusione capillare del Cristianesimo, che entrò ufficialmente anche nelle leggi dello Stato, la cremazione fu vietata, perché i Cristiani consideravano il corpo umano sacro, che sarebbe poi servita ad ospitare l’anima dopo la Resurrezione.

Nelle epoche successive, grandi sovrani e capi di stato vietarono in modo potente la pratica della cremazione, come Carlo Magno nel 789 e Papa Bonifacio nel 1300.

Il primo introdusse la pena di morte per chiunque avesse partecipato a riti crematori, mentre il secondo dichiarò di scomunicare chi appoggiava la pratica.

La cremazione in epoca moderna

Tranne che in occasioni molto particolari d’emergenza, come la Peste Nera nel 1656, la cremazione rimase poco praticata in Europa.

L’Illuminismo cambiò radicalmente le cose, infatti Napoleone Bonaparte, con l’editto di Saint Cloud, nel 1804, gettò le base su una legislazione moderna in fatti di sepolture cimiteriali pratiche funerarie.

Nel 1826 fu costruito il primo forno crematorio a gas, mentre nel 1873, lo scienziato e inventore italiano, Brunetti, ideò un forno in grado di cremare le salme in modo molto efficiente e lo presento all’Esposizione Universale di Vienna.

Molti forni crematori furono aperti e funzionarono in questo periodo in Europa e Nord America. Proprio negli Stati Uniti nacque nel 1913 Cremation Society of America, mentre il Parlamento inglese approvò nel 1920 un primo testo di legge sull’argomento.

L’International Cremation Federation fu fondata nel 1937, che aprì la pratica in tutto il mondo.

La Storia della Cremazione in Italia

In epoca moderna la prima cremazione in Italia fu praticata nel 1822 con la salma del poeta inglese Percy Bysshe Shelley, che annegò tragicamente nel golfo di La Spezia.

Durante quegli anni la discussione sull’idea cremazionista si diffuse tra gli intellettuali.

Durante una seduta dell’Accademia di Scienze, Lettere ed arti a Padova, nel 1873, si discussero i principi su questa pratica dal punto di vista sanitario ed igienico.

Nel 1867 e, poi, nel 1869, durante alcuni Congressi Internazionali delle Scienze Mediche, si pronunciarono discorsi e relazioni sull’incinerazione come sostituto dell’inumazione dei cadaveri.
Dopo questi importanti interventi, negli anni successivi si votò la mozione nel quale si chiedeva espressamente ottenere una sostituzione della pratica dell’inumazione con la cremazione per motivi sanitari ed igienici.

In quegli anni moltissimi scritti sull’argomento furono scritti, e nel 1876 nacque la Società Milanese di Cremazione e negli anni successivi nacquero tante società di cremazione in tutta Italia.

La reazione della Chiesa non si fece attendere, infatti ritenendo che la cremazione fosse una pratica anti-religiosa, essa negava la messa a chi fosse stato cremato.

Nel 1888 fu la legge Crispi a regolarizzare in Italia la cremazione, all’interno di forni crematori approvati dal medico provinciale e dove i Comuni avrebbero dovuto concedere gratuitamente un area per la cremazione.

Fu il Concilio Vaticano Secondo del 1963 ad aprire infine la pratica della cremazione anche ai cattolici, consentendo di sostituire la più classica inumazione con la cremazione per chi lo volesse.
Nel 1987, lo Stato Italiano riconobbe, quindi, a tutti i cittadini il diritto di essere cremati, con la legge del 29 Ottobre di quell’anno.

Giuseppe Garibaldi e quella cremazione negata

Vittima del divieto alla cremazione fu uno dei più importanti personaggi italiani, e non solo.

Infatti l’Eroe dei due Mondi prima di morire chiese di essere cremato con una catasta di legno alta due metri fatta da particolare legna aromatica, sulla quel egli, vestito con la classica camicia rossa, avrebbe dovuto bruciare.

La richiesta di Garibaldi era quella di essere deposto vicino alle sue bambine, sotto il salice dove il Garibaldi era solito riposare.

Ma il governo italiano non esaudì l’ultimo desiderio dell’eroe, perché voleva mantenere la “presenza” materiale di uno dei simboli della nascita di esso, quindi, al contrario delle richieste di Garibaldi, la salma venne imbalsamata e sepolta sull’isola di Caprera in un sepolcro di granito.

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