Morire in vacanza: cosa succede quando la salma è all’estero.

Morire in vacanza – si spera almeno al termine del soggiorno- è una delle eventualità che possono capitare nella vita. Non parliamo ovviamente di eventi tragici come cadute di aerei o eventi relativi ad attentati – richiederebbero l’attesa delle indagini e fanno caso a sé – ma proprio di morti naturali o per incidenti avvenuti in località di soggiorno, magari all’estero e che richiedono il rientro del corpo in patria o nel proprio comune.

Morire lontano da casa determina una serie di difficoltà logistiche che una buona agenzia funebre è in grado di gestire senza difficoltà.

Se la morte avviene in un’altra regione rispetto alla propria, è possibile far rientrare la salma a casa dopo aver prodotto una serie di documenti di identità del morto e soprattutto di deleghe in carico all’agenzia funebre. Sarà questa infatti che si occuperà di espletare tutta la burocrazia relativa alla presa a carico della salma, se questa si trova presso l’obitorio di un ospedale – trasportando la salma dal comune dove è avvenuto il decesso fino a quello dove è prevista la sepoltura.

Il viaggio prevede un costo a chilometro per il trasporto, esattamente come succede per un servizio taxi, oltre al costo ovviamente di tutte le altre attività di disbrigo pratiche.

Nel caso fosse necessario il trasporto con altri mezzi, come ad esempio l’aereo, il costo dell’operazione dipende da molti fattori: uno di questi è se la scelta di far viaggiare la bara o le ceneri – che possono essere trasportate come bagaglio a mano munite di relative autorizzazioni.

Rimpatrio della salma dall’estero: un ultimo viaggio un po’ più lungo.

Quando il decesso avviene all’estero è necessario far rimpatriare la salma, operazione complessa a seconda dello Stato in cui ci si trova e se questo ha firmato accordi internazionali oppure no.

Per prima cosa sarà necessario produrre una serie di documenti: il primo è la trascrizione di morte in Italia – per farlo è necessario avere l’atto di morte prodotto nel Paese in cui si trova la salma, farlo tradurre in italiano e legalizzarlo. Se il paese dove è avvenuto il decesso fa parte della Convenzione di Berlino, l’atto di morte è già pre-tradotto in tutte le lingue dei paesi aderenti e non è necessaria la traduzione legalizzata. Se il defunto non è iscritto allo schedario consolare sarà necessario produrre un documento di identità come il passaporto o un certificato di cittadinanza. Fatto questo è necessario informare il proprio consolato o l’ambasciata per il rientro del feretro.

I documenti per il rimpatrio della salma: un biglietto di sola andata.

Per il trasporto della salma è necessario un passaporto mortuario che viene rilasciato dall’autorità consolare. Per ottenerlo occorre presentare il certificato di morte, l’autorizzazione del comune italiano nel quale si prevede di seppellire la salma o le ceneri, un certificato sanitario che attesti il rispetto delle norme igieniche di sicurezza e un certificato che garantisca l’assenza di condizioni infettive per la prevenzione della diffusione delle epidemie. Caso questo particolarmente ostico in questo periodo di Covid-19 in cui anche i decessi in loco hanno dovuto subire trattamenti particolari.

Se il decesso avviene in un paese che non ha firmato gli accordi della Convenzione di Berlino (DPR numero 28590) sarà necessario attendere il Console che dovrà apporre i sigilli al feretro.

Ma come fare per ovviare a tutti questi problemi? Ovviamente la morte in molti casi non è prevedibile: un modo per essere tranquilli è quello di fare delle assicurazioni sui viaggi che in genere prevedono anche la clausola dedicata al decesso. Questo può dare la certezza di avere una serie di uffici competenti da chiamare e che si mobiliteranno in caso di bisogno. Ovviamente sperando sempre che non accada.

Vi è mai capitato di veder trasformare una vacanza in un ultimo viaggio? Qual è stata la parte più complicata da organizzare per il rientro della salma?